Zooppa, Italia

Zooppa.it, ecco che evidentemente mi ero sbagliata quando pensavo che un progetto come i creative marketplaces non potesse (o meglio, non riuscisse) a prendere piede qui da noi.
La creatività italiana è senza dubbio un vulcano, e moltissimi sono infatti gli artisti e i designers che (come succede anche in altri settori ben conosciuti) “scappano” all’estero per conquistarsi lo spazio che in Italia non basterebbe per mantenere stabilmente il contratto d’affitto nelle grandi città. Simone Legno, tanto per citarne uno tra i più acclamati del web. D’altronde basta dare una scorsa veloce agli annunci di lavoro online o alle varie community e forum di offerte di lavoro per rendersene conto e farsi due risate: richieste di loghi a 10€ (“tanto è un lavoretto di 5 minuti, lo farei io ma non ho tempo”, si legge di solito a epilogo del topic), richieste di portali ecommerce con budget “max 600€” (“e non fate i furbetti con richieste di anticipo che poi mi consegnate una paginetta e io rimango nella m**”, concludono in pieno rispetto professionale alcuni inserzionisti, come se i webdesigners italiani fossero tutti con le valigie pronte al checkin dell’aereoporto per rifarsi una vita su qualche isola caraibica dopo aver intascato questo bel malloppo).
La professione in questione (graphic designer o webdesigner) non solo è molto poco conosciuta qui da noi, ma davvero poco valorizzata. La gente normalmente non sa bene in cosa consista il lavoro (ho ancora amici e parenti che credono che io sia una specie di tecnico hardware) e spesso attribuisce quasi tutto alle magie del computer, non a competenze specifiche. In più l’immagine coordinata è ancora appannaggio di pochi, dei più grandi del mercato (o forse di chi può davvero permetterselo), mentre le piccole medie imprese prediligono il fai-da-te o comunque qualcuno che pretenda molto poco in termini economici. D’altronde l’importanza del logo e del sito è vista come un capriccio, qualcosa che comunque viene dopo e su cui è assolutamente poco proficuo investire. I freelancers, poi, appaiono ancora come artisti dell’arrangiarsi, come figure solitarie che cercano di intascarsi qualche monetina extra e quindi da pagare poco per forza, mentre inavvicinabili sono le agenzie di comunicazione a cui però ci si affida più volentieri perchè loro sì, sono professionisti. Questo secondo me il quadro delineatosi in questi ultimi anni secondo le mie esperienze.
Ora vedo questo Zooppa, che propone la formula del contest lanciato dai grandi marchi a cui chiunque, dopo essersi registrato, può iscriversi e inserire la propria idea nella speranza che venga notata e premiata. Anche qui sono i grandi marchi gli attori principali, non credo di aver visto nessuna realtà più piccola postare il proprio progetto o contest, come avviene sui siti “parenti” d’oltreoceano, dove anche la signora col salone di parrucchiera all’angolo vuole un logo che la contraddistingua.
Sempre meglio di niente anzi…

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Fullsingle.com/
Eshirt.it/
Dache.ch/

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