January, 2009

Anche i creativi mangiano…

January 29th, 2009

creatives“Creatives need to eat too!” ironizza la pubblicità delle offerte di lavoro di Behance, sfoggiando un piatto di pasta fumante e un bel pezzo di pane…In effetti questo è sempre stato il grande problema degli artisti o dei creativi in generale, un po’ una sorte di sbarramento per tutte quelle persone piene di aspirazioni, arte, talento che però non arrivano a fine mese, ma fin dai tempi più lontani… Pensiamo al povero Van Gogh, ad esempio, artista incompreso o quasi dai suoi contemporanei, o a Bukowski, che saltava da un lavoretto all’altro per sbarcare il lunario, o a Fante, morto poverissimo… e sono solo i più recenti, the last but not the least, potremmo aggiungere. Nell’era digitale, però, qualche scorciatoia per pagare le bollette c’è, ed è online, proprio per chi è anche alle prime armi e vorrebbe farsi conoscere. Come al solito, vi porto oltreoceano, ma senza costringervi a pazientare ore col sedere incollato sullo scomodo sedile di un aereo: si chiama Crowdspring, e secondo me è un’idea favolosa, che spero sbarchi anche in Italia (o magari lo ha già fatto a mia insaputa, mi piacerebbe che qualcuno me lo segnalasse). E’ una specie di piazza, chiamiamola così, in cui aziende o privati incontrano i creativi di tutto il mondo postando le proprie necessità ed esigenze e selezionando quelle che preferiscono. Semplicissimo: vi registrate, for free, come sempre, con la possibilità di inserire una breve bio, un portfolio, insomma il vostro profilo. Ora la piazza è vostra, sfogliate estasiati tutti i progetti che aspettano voi e solo voi per trovar vita, e buon divertimento. Potete scegliere di creare un semplice logo ad effetto per un software house che vi pagherà 300$, oppure puntate più in alto e passate delle ore col vostro amico Photoshop per elaborare un originale layout di un nuovo portale di viaggi, pregustandovi una retribuzione coi fiocchi. Ovviamente dovete essere scelti dai committenti, quindi caricate il vostro lavoro corredandolo di una frasetta ad effetto o di una descrizione che convinca il potenziale cliente e… in bocca al lupo! Assicuratevi però di aver letto molto bene le esigenze del cliente, il contratto offerto, gli eventuali allegati e se ve la sentite date un’occhiata ai lavori già postati, tanto per farvi un’idea della concorrenza e per assicurarvi che non ci siano stati dei commenti o delle aggiunte da parte del committente in base a quello che ha visto finora.
Dando un’occhiata qua e là mi è parso stiano nascendo diverse realtà simili, o sulla falsa riga, per cui penso ne parlerò ancora…
links
webdesignerwall.com
indexbook.com
mklane.com
bukowski.altervista.org
cssglobe.com
farmrio.com.br

Retrieverbydiana.com

January 27th, 2009

Retrieverbydiana.com E’ online la nuova versione di Retrieverbydiana, il sito di un allevatore di Labrador e Golden Retriever. Inizialmente l’avevo costruito in puro CSS, con una grafica semplice ma curata che valorizzasse le belle foto e le immagini, con un logo elegante che potesse essere utilizzato facilmente, ma quando il proprietario del sito mi ha confessato che non riusciva ad intervenire direttamente per apportare delle semplici modifiche come l’inserimento di una nuova foto, ho deciso di passare a Wordpress. Visto le esigenze del mio amico, mi sono affidata ad un tema nuovo di zecca realizzato da My Mobiles, customizzandolo ad hoc e mantenendo lo stile della versione originale, oltre ovviamente al logo.

Il Logo

Il Logo


Per quanto riguarda i contenuti, sono ancora molto da implementare. I testi rimangono per ora in sospeso, mentre le foto sono veramente belle anche perchè non potrebbe essere altrimenti, visto i soggetti a quattro zampe. Retrieverbydiana.com versione CSS
Tra l’altro conosco personalmente la maggior parte dei cani ritratti sul sito, e posso assicurare che non sono solo belli, ma hanno anche un carattere dolcissimo.
Per “omaggiare” la versione originale, ecco uno screenshot del vecchio sito:
links
joelstarnes.co.uk/blog
macchianera.net
topofblogs.com
deckpeck.com

New York people

January 20th, 2009

simonhogDopo una lunga passeggiata col mio cane, decido che è il momento di prendere per le corna il lavoro e mettermi all’opera. Voglio dare un’occhiata alle novità sull’insediamento di Obama alla Casa Bianca, tanto per lenire l’impatto col dovere, ma mentre salto dalla mail all’affascinante sito 1983 di Kenny Wan, tra i miei preferiti, per curiosità clicco prima su James Roper, per le sinuose forme anatomiche e la sua colorata plasticità, poi su Simon Hoegsberg, e rimango lì, ipnotizzata dalle sue foto di una bellezza particolare, perchè piene di vita. Sono raccolte in una serie interessantissima di progetti, tutti con gli stessi protagonisti: la gente e la strada. Il primo, dal titolo eloquente We’re All Gonna Die – 100 meters of existence , ci fa scorrere su 178 pezzi di esistenza di 178 persone che in 20 giorni hanno percorso a piedi quel ponte di Berlino. Come idea, mi ricorda vagamente quella del film Smoke e il personaggio di Harvey Keitel, che fotografava quell’angolo di strada davanti al suo negozio ogni giorno alla stessa ora. Sono visi ed espressioni, quelli di Simon Hoegsberg, che sembrano scrigni colmi di pensieri, noia, spensieratezza, preoccupazione, spontaneità, gioia, amarezza, dolore, rabbia, perplessità, curiosità, divertimento. Sembrerebbe che la fotocamera di Hoegsberg spii tra le lenzuola della natura umana, nel momento più intimo perchè più spontaneo e inconsapevole di essere spiato. E’ vero, come dice l’autore, che qualcuno si sia accorto di essere fotografato, ma è stato comunque un attimo, una reazione veloce e sorpresa.
In Faces of New York, Hoegsberg passeggia per New York, 7 ore al giorno per un mese, alla ricerca di facce speciali. Il risultato è meraviglioso, 10 personaggi incontrati per caso e il loro viso, posti di fronte alla domanda: What do you think about your face? 10 anime sconosciute che parlano attraverso le rughe, la pelle e la luce del loro viso.
Non manca di originalità anche nei programmi radiofonici come Strøtanker på gadeplan, quando ferma le persone che incontra per strada per registrare i loro pensieri un secondo prima di essere interrotte, En strandtur for 14 euro, reportage del suo viaggio da Copenhagen al Meditteraneo con 14 euro in tasca, e En cykelmygs bekendelser, il suo viaggio in bicicletta dalla Danimarca a Istanbul. Mi hanno fatto tornare in mente il mio sogno di arrivare in India via terra.
links
nineteeneightythree.com
jroper.co.uk
simonhoegsberg.com
plus81.com
event.toca-me.com
zeldman.com
barackobama.com
flickr.com/groups/inauguration2009

Web Trends 2009

January 18th, 2009

typNell’articolo Web Design Trends For 2009, si osservano molto da vicino le novità del web di quest’anno, lo stile e il trend che sta già contraddistinguendo il webdesign di oggi firmato dai migliori webdesigners internazionali.
La cosa più interessante che ho notato, seguendo la lista proposta dall’articolo, è l’uso incisivo del font tipografico che diventa decorazione ed elemento di design nonchè una sorta di risorsa artistica, proposto sia in stile “giornalistico”, sia affidandosi ad uno stile più ad effetto, chiamato nell’articolo “letterpress”. In parte attribuisco questo successo del font alla diffusione del bel sito ilovetypography.com, utilissima risorsa online per grafici e webdesigners, fondato e gestito circa un anno fa da John D. Boardley, che grazie al suo stile amichevole e simpatico ci assiste anche nella “costruzione” di un font tutto nostro e ci introduce ai migliori disponibili, ed infine regala diversi wallpapers tipografici davvero niente male.
Insomma un revival, o meglio una reinterpretazione della carta stampata, che sembra trovare nuova vita in forma digitale.
separe
Visto il mio navigare quotidiano, talvolta forse un po’ frenetico, a caccia del meglio online, di ispirazione, di novità e quant’altro, ho deciso che alla fine di ogni post pubblicherò i migliori link che ho scoperto e che consiglio di visitare o in cui ho trovato utile tuffarmi per scrivere.
Quindi, ecco quelli di oggi:
links
365daysofastronomy.org
chigarden.com
andreagandino.com
designyoutrust.com
pixmac.com
typenuts.com
fontbureau.com
dailyblogtips.com
webdesignerwall.com
webdesigners-directory.com
smashingmagazine.com

Get Inspired

January 12th, 2009

big_eyePer chi svolge un lavoro come il mio, e per chiunque sia un creativo anche nel tempo libero, la prima cosa è guardarsi in giro. Prendere spunto da quello che fanno gli altri, a parer mio, è il modo migliore per affinare la propria professionalità e creatività oltre che trovare continuamente fonti di aggiornamento e spirito innovativo. E’ vero che io sono un po’ esterofila, ma devo dire che “navigare oltre oceano”, per un artista, è meraviglioso. Gli artisti asiatici e australiani mi fanno rimanere sempre a bocca aperta per la loro originalità, la fantasia, le emozioni che riescono a rapire con i loro lavori, e indubbiamente con la loro ottima abilità tecnica. Di fronte a certi artwork vien da chiedersi dove risieda l’arte se non sul web. E’ la galleria più esauriente e meno dispendiosa di tutte, salvo il costo della connessione internet.
Qualche link che renda l’idea:
Drew Europeo
Archan Nair
Urban Cowboy
Tony Ariawan
Jay Lim
Lj june
N-design Studio
Drew Flaherty
Nanami Cowdroy
Solo per nominarne alcuni…
Senza dimenticare le gallerie che ospitano interviste e quelle che propongono periodicamente un tema da sviluppare, vere e proprie risorse per chi cerca ispirazione fuori dai confini, tra cui l’intramontabile Urban Collective di Michael Dawidowicz (che sembrerebbe aver chiuso purtroppo per sempre l’issue mensile, ahimè…), il ribelle Revolutionart di Nelson Medina, l’interessantissimo We Are the Image Makers, ad esclusivo sapore australiano, e Evoke, Design Is Kinky, Spraygraphic, Humblevoice, The inspiration Room…e la lista sarebbe davvero infinita.
Un tuffo nei colori e nelle forme di artisti che trasformano anche il grigio asfalto di una strada in un mondo ricco e appassionante.

Gente comune

January 10th, 2009

behamceBehance Network è un luogo straordinario per chi è assetato di arte di respiro internazionale o per chi è in cerca di un’ottima fonte di ispirazione. Basta un’occhiata alla pagina principale per rendersene conto e trascorrere ore a sfogliare i diversi e interessanti portfolios di artisti del web, fotografi, sculturi, grafici, videomakers, illustratori, alcuni già affermati e altri che allestiscono la propria galleria di lavori per attirare l’attenzione delle grandi marche che, si dice, cerchino i propri pubblicitari tra le pagine di questo sito web.
Le diverse sezioni del menu Gallery aiutano sicuramente: tra i most viewed, featured e most appreciated c’è solo l’imbarazzo della scelta. Girovagando ho scoperto un fotografo molto interessante, Jack Radcliffe, che fotografa la gente comune, rigorosamente in bianco e nero, almeno da quello che ho visto online, nella vita di tutti i giorni, nella più totale routine, che diventa, grazie al suo sguardo, incredibilemnte interessante. Segue, come una sorta di grande fratello, i momenti della vita dei suoi soggetti e ne segue l’evoluzione, rubando attimi nelle camere da letto e sguardi malinconici e velati strappati alla privacy di una roulotte. I suoi lavori diventano film, puzzles di vite sconosciute e di sentimenti palpabili riflessi in visi di gente che si può incontrare tutti i giorni in qualsiasi paese in qualsiasi momento.
Uno dei suoi lavori preferiti è Alison, dedicato a sua figlia. Si snodano le età di una donna: dalla bimba carina col suo tutù bianco all’adolescente vagamente ribelle con i suoi primi amori e l’eyeliner marcato, lo sguardo intenso di chi sta frugando da qualche parte in cerca di un’identità, il rossetto scuro e deciso, la fronte corrucciata, la sigaretta tra le labbra e quasi mai un sorriso. Mi stupisce l’apparente obiettività e l’equilibrio di un padre che ritrae la figlia e sembra osservarla con occhio da artista piuttosto che da padre persino nei momenti più critici, forse più intimi e in quelli più tristi e difficili.

Amores perros

January 8th, 2009


Non so quante persone siano riuscite a rimanere incollate allo schermo nei primi 30/40 minuti di Amores Perros.
Io non sono tra questi. Incalzante e mozzafiato l’incipit, che ti scaraventa senza mezzi termini in una scena di alta tensione, due giovani inseguiti in automobile da un pick-up impazzito che li rincorre a colpi di pistola mentre il passeggero dell’auto, sconvolto e madido di sudore, tenta di raccogliere dal sedile posteriore un sacco inerme di peli grondante sangue. Da quel momento in poi, si snoda la narrazione del primo episodio di Amores Perros, che ripercorre le ultime vicessitudini dei due giovani e spiega il perchè di quella frenetica scena inziale. E’ un susseguirsi di combattimenti cladestini di cani nei bassifondi di Città del Messico. Ora, non solo amo profondamente gli animali e sono di conseguenza contraria a qualsiasi tipo di violenza o di abuso nei loro confronti, ma vivo con un cane. Per me quelle scene erano insopportabili e me ne sono andata ogni volta si ripresentavano, ormai intenzionata ad abbandonare la visione del film. Incredibile, ma è stato uno dei film migliori che abbia visto, anche se ho perso le scene dei combattimenti che, sono stata rassicurata, erano solo abbozzate, e non apparivano cani massacrati. Un film sicuramente duro, a tratti poetico, e che ritrae ogni protagonista “riflesso” nel suo cane. Il mio episodio preferito è quello dell’ex-guerrigliero col suo branco di cani che salva il rottweiler combattente e si ritrova di colpo a penetrare in un deserto di cadaveri, per uscirne rinsavito e rinnovato, padrone di se’stesso e dell’unico cane rimasto, un combattente come lui.
Qualche giorno dopo, girovagando in libreria, sfoglio distrattamente L’uomo che parla ai cani (Ceasr’s Way, in originale), attratta più dalla copertina che dal resto. L’autore, un messicano trapiantato negli States, dirige un centro di psicologia canina a Los Angeles e afferma che il suo compito è riabilitare i cani, educare i padroni. Quanto basta per comprarlo, ho subito pensato. La storia dell’autore, Cesar Millan, è molto american dream. Varca la frontiera da clandestino, come fanno moltissimi messicani ogni anno, senza un dollaro e senza sapere una parola d’inglese, con l’unico sogno di lavorare a Hollywood con i cani, con cui è cresciuto fin da piccolo. Interessanti le sue prime impressioni sbalordite appena si guarda intorno sul suolo statunitense: tutti i cani hanno un collare e un guinzaglio, molti cani appartengono ad una razza precisa, la maggior parte sono nevrotici e stressati. Sembra il ritratto della nostra società, non solo di quella degli USA. Ovviamente Cesar Millan insegue il suo sogno, lavora sodo, crede ciecamente in se stesso, ed ora vive agiatamente dividendosi tra il suo branco di 40 cani, il suo programma televisivo, ed i suoi clienti che non riescono a gestire i propri quadrupedi. A parte il personaggio, sui cui ho trovato diversi video curiosi su Youtube, consiglio il suo utilissimo libro a chiunque ami gli animali, a tutti i padroni di cani o a chi intenda adottarne uno. Spiega molto semplicemente cosa significhi essere uomini ed essere cani, cosa sia un uomo felice col suo cane felice. Cosa sia veramente un cane “cattivo” e cosa un cattivo padrone. Un libro davvero ben fatto nel suo genere, molto più interessante di tanti altri che ho letto sull’argomento da addestratori europei, veterinari ecc…, scritto con semplicità da una persona che ama davvero il suo lavoro e che sa farlo veramente bene. Ci ricorda quanto abbiamo da imparare dagli animali e in cosa sono davvero diversi da noi: sanno esattamente chi sono e per questo hanno sempre bisogno di rimanere se stessi.

A proposito, bellissima anche la canzone “Amores Perros” di Gustavo Santaolalla che fa da colonna sonora al film omonimo.

Anti:Issue 8

January 6th, 2009

E’ uscito l’ultimo numero di Anti, ISSUE 8:GLASSES, EYES, LOOK. Denso di spunti e ispirazioni, Anti è un magazine scaricabile in pdf e come struttura può ricordare Revolutionart, propone un tema ogni tre mesi circa su cui sviluppare il proprio lavoro. A proposito, il mio di questo numero:eyes_look

Umberto D.

January 5th, 2009


Ho rivisto Umberto D. di De Sica, uno dei miei registi preferiti e uno dei film più tristi e strazianti che abbia mai visto. Un finale senza speranza, se non quelle briciole che ti restano della vita, che ti costringe ad andare avanti, anche quando non sembra esserci più senso. Umberto D. sceglie la vita, la ritrova quasi, nel finale, nella fuga del suo adorato cagnolino, l’unico a donare un senso alla sua solitaria esistenza di vecchio.
E’ così commuovente ed insieme umano il legame che lega il protagonista al suo cane, quanto logorante disumano e schizofrenico il muro che lo divide dagli altri, esseri umani come lui, spesso soli quanto lui, ed impegnati in una quotidianità di sopravvivenza che sembra non lasciare tempo per ascoltare la realtà altrui. L’argomento del film, nonostante i 50 anni dalla sua realizzazione, è quanto mai attuale, la miseria, la solitudine, la vecchiaia, l’indifferenza e l’ignoranza non hanno grosse evoluzioni o progressi, fanno parte dell’essere uomini, e comunque rendono certi comportamenti disumani. Forse in una città grande come Roma anche la gente è rimasta identica. Non mi sento d’accordo con quelle recensioni che descrivono Umberto D. come un personaggio chiuso e riservato, che riesce a confidarsi solo con la giovane domestica della padrona di casa. I tentativi di uscire dall’isolamento sono molti nel corso del film, ma fin dalle primissime scene tutte le persone con cui tenta un rapporto sfuggono, si lasciano quasi scivolare nella fretta e velocemente si allontanano da lui. Mi sembra che sia anche questo uno degli obiettivi del film, una rappresentazione di un sentimento di timore e di chiusura di fronte ad un uomo anziano, solo e in difficoltà anche nell’ esigenza più primaria della vita, quella di trovare non solo un pasto per lui e Flik, ma anche banalmente qualcuno con cui parlare.
Alla fine i due protagonisti, l’uomo e il cane, gli unici veramente umani del film, si compenetrano e si riflettono l’un l’altro, e come avviene in Amores Perros, è incredibile come cane e padrone siano i soli a capirsi e a condividere.

Ilovyourdemons

January 1st, 2009

Demon_cityPerchè questo nome? I demoni non sempre hanno un’accezione negativa, ma spesso nascondono passioni umane inespresse o desideri e sogni abbandonati, emozioni profonde e soffocate. Io, dico la verità, ne ho molti…
La e mancante non è casuale, ma pensata per unire le parole tra di loro e renderle meglio come un unico nome.

ilovyourdemons.com è il blog di Silvia Cossu, un esperimento Wordpress.

A differenza del mio sito, qui scriverò in italiano, anche se sto già pensando di tradurre almeno alcune pagine.
La necessità del blog è sorta per l’eccedenza di lavori (artworks, foto, video, notizie) che non riuscivo ad inserire nel mio sito personale, e per l’esigenza di avere uno spazio-galleria in continuo aggiornamento per le news e le attività più frequenti, nonchè una finestra di scambio diretto con gli utenti.