Sulla scia scopiettante di Crowdspring ecco due realtà affini, per la gioia dei creativi: Denook e Brandstack, entrambi a marchio USA, sembrerebbe, ed entrambi probabilmente nati come risposta alla crisi che si è abbattuta tragicamente anche su questo settore professionale (oltre che frutto di una mentalità d’oltreoceano ben diversa dalla nostra).
Il primo si struttura molto similmente a Crowdspring, anche se finora stenta un po’ a prendere il volo come il fratello maggiore e nonostante le già centinaia di iscritti. Per ora i progetti pubblicati sono due e nessuno ancora aggiudicato, almeno non al momento di questo post. Una pioggia entusiasmante di submissions ne colorano le pagine e, a parer mio, manca ancora di “disciplina”. Avendo infatti già postato per il progetto del website, ho notato che il rigore iniziale è leggeremente sfumato e l’autorità del cliente ha preso ben presto il sopravvento, cambiando in corsa le regole del gioco. Cosa poco piacevole peraltro, quando leggi nella streamline che il committente ha deciso (visti i numerosi e travolgenti designs ormai presenti) che per vincere il contest bisogna aver pubblicato tutte le 5 pagine che comporranno il sito finale e, se qualcuno dovesse ritrovarsi con qualche critica in sospeso, dovrà affrettarsi a rivedere il proprio operato in tempo (mi ricorda un po’ troppo da vicino la mia vita di studentessa liceale). Il mio entusiasmo iniziale è un po’ scemato ritrovandomi il giorno prima della chiusura del progetto con 4 pallini di rating su 5 (e un bel feedback, lo ammetto) e con una sola pagina inserita, quindi ho chiuso il browser e ho immediatamente ripreso il lavoro che avevo in sospeso per l’ultimo cliente. Stiamo a vedere però come si evolve questa nuova opportunità e se l’accessibilità del sito verrà di conseguenza implementata.
Un discorso a parte per Brandstack, che si definisce “il più grande Brand Marketplace”. Interessante e innovativa l’idea (praticamente impensabile per il mercato italiano) di inventarsi e vendere un brand, con eventuale dominio annesso (fino a qualche tempo fa si ventilava l’ipotesi di vendere anche siti web pronti o addirittura vario materiale per la stampa). Attenzione però ai metodi di selezione rigorosissimi (ovviamente comprensibili, dal momento che l’acquirente può effetuare il download online subito dopo il pagamento), quindi leggetevi attentamente le guidelines prima di ritrovarvi nella sezione “Critique” senza capirne il motivo. Non mi sono ancora chiarita quanto effettivamente sia possibile guadagnare con questo sito, cioè quanti utenti effettivamente lo consultino con la volontà di comprare un brand e quanti invece solo nella speranza di trarne ispirazione. Certo è che utilizzando Brandstack si ha l’impressione di non sciupare al vento la creatività e il lavoro sviluppato per altri contest o semplicente l’illusione di poter riciclare un vecchio logo che il cliente ha scartato, mentre invece era il nostro preferito. Certo è anche il fatto che il prezzo, per una volta, lo decidi davvero tu, anche se c’è sempre spazio per le modifiche.

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