Amores perros
January 8th, 2009
Non so quante persone siano riuscite a rimanere incollate allo schermo nei primi 30/40 minuti di Amores Perros.
Io non sono tra questi. Incalzante e mozzafiato l’incipit, che ti scaraventa senza mezzi termini in una scena di alta tensione, due giovani inseguiti in automobile da un pick-up impazzito che li rincorre a colpi di pistola mentre il passeggero dell’auto, sconvolto e madido di sudore, tenta di raccogliere dal sedile posteriore un sacco inerme di peli grondante sangue. Da quel momento in poi, si snoda la narrazione del primo episodio di Amores Perros, che ripercorre le ultime vicessitudini dei due giovani e spiega il perchè di quella frenetica scena inziale. E’ un susseguirsi di combattimenti cladestini di cani nei bassifondi di Città del Messico. Ora, non solo amo profondamente gli animali e sono di conseguenza contraria a qualsiasi tipo di violenza o di abuso nei loro confronti, ma vivo con un cane. Per me quelle scene erano insopportabili e me ne sono andata ogni volta si ripresentavano, ormai intenzionata ad abbandonare la visione del film. Incredibile, ma è stato uno dei film migliori che abbia visto, anche se ho perso le scene dei combattimenti che, sono stata rassicurata, erano solo abbozzate, e non apparivano cani massacrati. Un film sicuramente duro, a tratti poetico, e che ritrae ogni protagonista “riflesso” nel suo cane. Il mio episodio preferito è quello dell’ex-guerrigliero col suo branco di cani che salva il rottweiler combattente e si ritrova di colpo a penetrare in un deserto di cadaveri, per uscirne rinsavito e rinnovato, padrone di se’stesso e dell’unico cane rimasto, un combattente come lui.
Qualche giorno dopo, girovagando in libreria, sfoglio distrattamente L’uomo che parla ai cani (Ceasr’s Way, in originale), attratta più dalla copertina che dal resto. L’autore, un messicano trapiantato negli States, dirige un centro di psicologia canina a Los Angeles e afferma che il suo compito è riabilitare i cani, educare i padroni. Quanto basta per comprarlo, ho subito pensato. La storia dell’autore, Cesar Millan, è molto american dream. Varca la frontiera da clandestino, come fanno moltissimi messicani ogni anno, senza un dollaro e senza sapere una parola d’inglese, con l’unico sogno di lavorare a Hollywood con i cani, con cui è cresciuto fin da piccolo. Interessanti le sue prime impressioni sbalordite appena si guarda intorno sul suolo statunitense: tutti i cani hanno un collare e un guinzaglio, molti cani appartengono ad una razza precisa, la maggior parte sono nevrotici e stressati. Sembra il ritratto della nostra società, non solo di quella degli USA. Ovviamente Cesar Millan insegue il suo sogno, lavora sodo, crede ciecamente in se stesso, ed ora vive agiatamente dividendosi tra il suo branco di 40 cani, il suo programma televisivo, ed i suoi clienti che non riescono a gestire i propri quadrupedi. A parte il personaggio, sui cui ho trovato diversi video curiosi su Youtube, consiglio il suo utilissimo libro a chiunque ami gli animali, a tutti i padroni di cani o a chi intenda adottarne uno. Spiega molto semplicemente cosa significhi essere uomini ed essere cani, cosa sia un uomo felice col suo cane felice. Cosa sia veramente un cane “cattivo” e cosa un cattivo padrone. Un libro davvero ben fatto nel suo genere, molto più interessante di tanti altri che ho letto sull’argomento da addestratori europei, veterinari ecc…, scritto con semplicità da una persona che ama davvero il suo lavoro e che sa farlo veramente bene. Ci ricorda quanto abbiamo da imparare dagli animali e in cosa sono davvero diversi da noi: sanno esattamente chi sono e per questo hanno sempre bisogno di rimanere se stessi.
A proposito, bellissima anche la canzone “Amores Perros” di Gustavo Santaolalla che fa da colonna sonora al film omonimo.

